GENERAZIONE Z

immagine Gen ZGENERAZIONE Z

Ritratto della generazione degli Anni Zero

Progetto finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali

con Ada Alberti, Marta Boarini, Lorenzo Beltrami, Alessandro Cirella, Anita Croce, Marialuisa Disclafani, Lorenzo Enrico Esposito, Carlotta Segato, Licia Squerzanti.
Ideazione e regia: Officina Teatrale A_ctuar
Musiche originali: Sergio Calzoni
Disegno luci: Franco Campioni
Tecnico audio e video: Arturo Pesaro

Supporto didattico al progetto
Danza e improvvisazione di movimento: Alessandra Fabbri
Musica elettronica e composizione: Sergio Calzoni
Aiuto regia e didattica: Marina Sgariboldi
Educazione digitale: Alessandro Orlandin
Crediti foto e video: Alessandra Fabbri

 

Lo spettacolo:
In un luogo imprecisato, di un futuro non troppo lontano e neanche troppo irreale, un gruppo di adolescenti viene selezionato per un singolare esperimento dal finale imprevedibile: su queste note, un gruppo di giovanissimi attori cercherà di raccontare la propria generazione, etichettata emblematicamente con l’ultima lettera dell’alfabeto, cresciuta negli anni della grande crisi e costantemente in bilico tra vita digitale e reale.

Generazione Z è uno spettacolo fluido, crudele e tenero, che mescola performance, danza contemporanea e musica elettronica, che gioca con metafore e stereotipi, che cita Pasolini e senza dare risposte nasconde tra le righe i propri messaggi.

Generazione Z è inserito nel progetto “Un Mosaico di opportunità”, finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali volto a contrastare la marginalità.

Il progetto:

Generazione Z nasce da un laboratorio teatrale condotto da Officina Teatrale A_ctuar insieme a docenti di altre discipline artistiche, ed ha avuto come “cavie” un gruppo di adolescenti tra gli 11 e i 15 anni, che ha costruito parola su parola, movimento su movimento, questo spettacolo atipico.

Durante gli incontri ci siamo chiesti come raccontare la generazione dei ragazzi nati negli Anni Zero e da che punto di vista affrontare la questione. Abbiamo chiesto loro cosa volessero dire alle generazioni che li hanno preceduti, quali fossero le loro urgenze, i temi fondamentali, quali fossero le loro aspettative sul futuro, cosa odiassero e cosa amassero della società in cui si erano ritrovati a vivere. Il nostro viaggio è partito dai Ragazzi di vita di Pasolini, cresciuti allo sbando durante la Seconda Guerra Mondiale, ha attraversato il presente ed è sbarcato in un futuro distopico, non troppo lontano da oggi.

I ragazzi hanno cercato strade alternative per raccontare sé stessi e la loro generazione, usando parole e soprattutto il corpo, inteso come contenitore emozionale carico di messaggi sociali, etici e politici.
In una società individualista dove il dialogo tra le generazioni è sempre più complicato e occasionale, dove non esistono più luoghi di scambio e confronto, il teatro può offrire ancora questa possibilità. Lo spettacolo rientra in un percorso di ricerca e di scambio intergenerazionale work in progress “Ritratti” ideato da Officina Teatrale A_ctuar, che dal 2017 coinvolge attori e non attori dai 6 ai 92 anni.

 

 

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